10 agosto 2017

La strana storia dietro "A day in the life" dei Beatles


Nel 1966 i Beatles ebbero l'idea di realizzare un album in cui tutte le canzoni fossero dedicate alla loro città e alla loro infanzia a Liverpool. Il progetto era innovativo: si trattava infatti del primo "concept album" della storia della musica. 

Paul McCartney scrisse "Penny Lane", ispirata ad una vivace strada vicino a casa sua, mentre John Lennon dedicò il pezzo al giardino di un orfanotrofio nel quale lui e i suoi amici da bambini si introducevano per giocare, chiamato "Strawberry field". Quando questi presentarono i due brani al produttore, George Martin capì immediatamente la loro grandezza e decise di farli subito uscire come singolo, anche perché pressato dal mercato (specialmente quello americano) che continuava a chiedere nuovo materiale dei Fab Four. Martin aveva visto giusto, il doppio lato A fu un successo, che però comportò una successiva difficoltà per i suoi autori. All'epoca 45 giri e album avevano lo stesso pubblico, pertanto i brani usciti come singoli non venivano poi inseriti nei 33 giri: sembrava di vendere due volte lo stesso prodotto alle medesime persone. Privando il disco di due tra le canzoni più memorabili della loro carriera, Lennon e McCartney persero interesse nell'album su Liverpool, e ripresero a scrivere senza un tema prefissato.

Un giorno, durante le sedute d'incisione per il nuovo disco "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" i Beatles si trovarono senza nuove idee. Si può immaginare il dialogo tra Martin e i ragazzi: "Niente niente?" "Beh, io avrei una mezza canzone..." - abbozza Paul - "Anch'io ho una mezza canzone" - replica subito John - "Sentiamole e proviamo a metterle assieme" - propone il saggio produttore. Il mezzo pezzo di McCartney è un "avanzo" dall'album su Liverpool e parla di quando lui da studente si svegliava al mattino e prendeva l'autobus per andare a scuola. Il mezzo brano di Lennon è ispirato a due fatti che aveva letto sul giornale: la morte in un incidente stradale di Tara Browne, erede della famiglia Guinness e loro amico, e il fatto che nelle strade di Blackburn, nel Lancashire, fossero state contate 4000 buche; una quantità sufficiente per riempire la Royal Albert Hall, pensò John. Le due mezze canzoni erano totalmente differenti l'una dall'altra, ma Martin assieme ai ragazzi studiò i pezzi di raccordo. Ai due leader della band sarebbe piaciuto inserire il crescendo più potente che un'orchestra potesse suonare; un'intera orchestra però costava troppo, quindi il produttore si oppose. Sembrava un'idea abbandonata sul nascere, finché nello studio di registrazione non si udì la voce di Starr. Il batterista era famoso per le sue idee strampalate, che Lennon chiamava "ringoismi", e che la band sempre alla ricerca di sperimentazioni frequentemente accettava. Quella volta Starr propose: "Se un'orchestra costa troppo, perché non chiamiamo mezza orchestra e la registriamo due volte?" L'idea piaque a tutti, e così fecero.

Il giorno in cui la mezza orchestra di 40 elementi registrò la sua mezza parte (poi raddoppiata), erano stati convocati anche dei cameramen per filmare l'evento. Per rendere la cosa ancora più grandiosa i Beatles invitarono dei loro amici: tra questi si possono riconoscere Mick Jagger, Keith Richards, Brian Jones, Graham Nash e Donovan. Gli orchestrali furono costretti, con sommo sdegno, ad indossare nasi finti ed altri orpelli carnascialeschi. Quando Martin consegnò gli spartiti e gli spiegò cosa dovessero fare, per loro fu anche peggio: dovevano suonare dalla nota più bassa a quella più alta possibile con il loro strumento, senza ascoltarsi tra di loro. L'assurda idea funzionò e la canzone venne completata con un accordo di mi maggiore suonato contemporaneamente da tre pianoforti, che chiude uno dei pezzi più memorabili della storia della musica.

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