15 agosto 2018

"You Ain’t Seen Nothing Yet" il brano balbettato dei Bachman–Turner Overdrive

"You Ain’t Seen Nothing Yet" è una canzone del 1974 della rock band canadese Bachman–Turner Overdrive, che deve la sua unicità e il suo successo ad una genesi bizzarra durante la registrazione dell'album "Not Fragile".

La canzone, scritta da Randy Bachman, nacque inizialmente senza testo, come un pezzo strumentale ispirato alla chitarra ritmica di Dave Mason. Non avrebbe dovuto essere incisa, e veniva utilizzata dalla band per testare se gli amplificatori e i microfoni fossero impostati correttamente.
Il fratello di Randy Bachman, Gary, era balbuziente, e un giorno il cantante per prenderlo in giro si mise a tartagliare sopra quella musica. Randy ebbe l'idea di registrare la canzone con la balbuzie e regalare l'unica copia a Gary: era solo uno scherzo, destinato a finire lì.

Al termine delle sedute d'incisione degli otto brani preparati per l'album "Not Fragile", il produttore Charlie Fach disse che mancava ancora qualcosa, una canzone che potesse fare da singolo e traino per il 33 giri. Alcuni membri della band chiesero a Randy Bachman "E se provassimo con la 'traccia di lavoro'?" Randy, con riluttanza, ammise con il produttore che effettivamente esisteva una nona traccia, ma che non aveva intenzione di pubblicarla: "Abbiamo questa canzone, ma è uno scherzo: sul finale mi metto a ridere, l'ho cantata una volta sola, è piatta e io balbetto il testo per fare uno scherzo a mio fratello".

Il produttore Charlie Fach chiese di sentirla, e gli fecero ascoltare la registrazione. Dopo averla sentita Fach sorrise ed esclamò: "Questa è la canzone giusta, è luminosa: vola una spanna più in alto delle altre canzoni!"

Randy Bachman però non ci stava: non voleva rovinare un album rock con un pezzo stupido e leggero. Charlie Fach non si dette per vinto, e insistette con il cantante per ben tre settimane, finché questo non acconsentì. Bachman dichiarò: "Sono stato un produttore, avevo l'ultima parola sulle pubblicazioni. Mi sono svegliato un giorno e mi sono chiesto: 'Perché lo sto bloccando?' Alcuni dei miei dischi preferiti sono cose davvero stupide come 'Louie, Louie' [di Richard Berry] ... così ho detto a Charlie 'Ok, pubblicalo. Scommetto che non se ne farà nulla'."

Randy Bachman accettò di inserire il brano nell'album, ma solo se avesse potuto ricantarlo senza la balbuzie. Il produttore acconsentì, ma dopo alcuni tentativi Bachman fu costretto ad ammettere: "Ho provato a cantarla normale, ma sembro Frank Sinatra. Così non funziona." La canzone venne pertanto pubblicata con la balbuzie, e divenne il loro più grande successo.

Alcuni anni dopo Randy Bachman fondò una nuova band, chiamata Ironhorse. Durante le sedute di registrazione dell'eponimo album (1979), il cantante si trovò nuovamente nella situazione di dover realizzare un singolo che facesse da traino al 33 giri. Decise pertanto di ricorrere alla formula che già si era dimostrata vincente con i Bachman–Turner Overdrive e scrisse "Sweet Lui-Louise", un brano che musicalmente ha molto in comune con "You Ain’t Seen Nothing Yet" ed è ugualmente balbettata. Anche questo diventò un successo.

14 agosto 2018

Perché i Beatles si sciolsero?

Sappiamo che nel 1969 i Beatles, ancora all'apice del successo, decisero di sciogliere il gruppo. Ma perché presero questa decisione? È vero che sia colpa di Yoko Ono?

Molti fattori influirono e furono determinanti in questa decisione. Prima di tutto lo stress di una vita sempre al centro dell'attenzione dei media, inoltre in quegli otto anni i ragazzi avevano vissuto assieme quasi ogni giorno, pertanto non si sopportavano più tra di loro. I litigi all'interno del gruppo erano divenuti frequenti. Poi Lennon, McCartney e Harrison nell'ultimo periodo dedicavano attenzione solo all'incisione dei propri pezzi, quindi sentivano che da solisti o con un'altra band il loro lavoro sarebbe stato meglio valorizzato.

Si è sempre data la colpa dello scioglimento dei Beatles a Yoko Ono, ma se questo è vero si tratta solo di uno dei tanti fattori. C'è da dire che da quando lei e John Lennon si erano messi assieme, quest'ultimo aveva in testa solo lei, ossessivamente. Ne troviamo prova ad esempio nella canzone "I Want You (She's So Heavy)": "Io ti voglio, ti voglio da star male. Io ti voglio, ti voglio da star male. Mi fa impazzire, mi fa impazzire. Lei è così forte, forte". Lennon era convinto che solo lui e la sua compagna fossero dalla parte della ragione, e che tutto il mondo fosse contro di loro. È chiaro il messaggio contenuto nel brano "Everybody's Got Something To Hide (Except Me And My Monkey)": "Tutti hanno qualcosa da nascondere tranne me e la mia scimmia. Più vai nel profondo, più in alto voli. Più in alto voli, più vai nel profondo". I Beatles erano abituati a lavorare tra di loro senza interferenze esterne, quindi il fatto che nell'ultimo periodo Yoko fosse sempre presente alle sessions, e intervenisse pure commentando, mise a dura prova i nervi di McCartney, Harrison e Starr.

Ufficialmente fu Paul, dichiarando la sua fuoriuscita dal gruppo, a segnarne lo scioglimento. Agli altri tre la cosa non dispiacque, e la interpretarono immediatamente come la fine della band e la loro liberazione. L'unica reazione fu da parte di John, che sembra dichiarò che anche questa volta McCartney gli avesse "rubato l'idea", in quanto già da alcuni giorni Lennon aveva detto al collega che intendeva andarsene, ma questi gli consigliò di non informarne la stampa, salvo poi farlo lui.


15 luglio 2018

La musica classica si è arrabbiata

Spesso quando cerchiamo un brano che rappresenti un sentimento o il nostro stato d'animo, ci rivolgiamo alla musica contemporanea, e consideriamo la musica classica come vecchia e superata. Questo senza sapere che la classica contiene nei suoi pezzi una varietà infinita di sensazioni; è solo che non la conosciamo abbastanza. Per ogni modo d'essere esiste un brano di musica classica che lo rappresenti, basta cercarlo.
Per dimostrarlo ho scelto uno stato d'animo che di solito si abbina alla musica più lontana possibile dalla classica, l'hard rock: sto parlando naturalmente della rabbia. Ecco quindi un elenco di brani classici arrabbiatissimi, e se non mi credete cercateli su YouTube!


Nell'antro del Re della montagna - Peer Gynt, Op. 46 - Edvard Grieg

Pezzo orchestrale in chiave di Si minore composto nel 1875 per la sesta scena del secondo atto del Peer Gynt di Henrik Ibsen. Il tema inizia lentamente nei registri più bassi dell'orchestra, giocato prima dai violoncelli, dai contrabbassi e dai fagotti. Dopo essersi affermato, il tema principale si modifica leggermente con alcune note ascendenti diverse, e suonato da diversi strumenti.
I due gruppi di strumenti poi si muovono dentro e fuori da diverse ottave finché alla fine si "si scontrano" l'uno con l'altro. Il tempo accelera gradualmente fino ad un finale in prestissimo, e la musica stessa diventa sempre più forte e frenetica.
Energico e drammatico, nel suo incedere accelerato evoca scontri e battaglie che sembrano arrivare sempre più impetuose, fino alla chiusura finale. (ascoltala)



Requiem 1 - Dies irae, Libera me - Giuseppe Verdi

La Messa da Requiem è una composizione sacra del 1874 per coro, voci soliste ed orchestra, ed è dedicata ad Alessandro Manzoni. Il requiem fu eseguito in occasione del primo anniversario della morte dello scrittore, il 22 maggio 1874, nella Chiesa di San Marco a Milano. Fu diretto dallo stesso Verdi, il successo fu enorme e la fama della composizione superò presto i confini nazionali.
A differenza del brano precedente, Dies irae, Libera me inizia subito con l'energia a mille, una forza che sembra travolgere mondi e farli scontrare. La parte corale suona come se provenisse da un altro pianeta. (ascoltala)



La Cavalcata delle Valchirie - Richard Wagner

Il brano è contenuto nel terzo atto de La Valchiria, il secondo dei quattro drammi musicali che costituiscono - insieme a L'oro del Reno, Sigfrido e Il crepuscolo degli dei - la tetralogia L'anello del Nibelungo. Debuttò singolarmente il 26 giugno 1870 a Monaco di Baviera e andò in scena all'interno della Tetralogia per la prima volta il 14 agosto 1876.
Celebre ancora oggi, fu usato in un'indimenticabile scena del film Apocalypse Now, quella dell'attacco con gli elicotteri. Probabilmente fu fonte d'ispirazione per John Williams nel comporre la Marcia imperiale di Star Wars.
Drammatica e trionfale, il suo incedere ricorda proprio la cavalcata di un esercito in guerra.
Il commento più calzante lo fece Woody Allen in Misterioso omicidio a Manhattan "Lo sai che non posso ascoltare troppo Wagner... sento già l'impulso ad occupare la Polonia!" (ascoltala)



Romeo e Giulietta (Op. 64), No. 13 Danza dei cavalieri - Sergej Sergeevic Prokof'ev

Romeo e Giulietta è un balletto tratto dall'omonima tragedia di William Shakespeare. Alcune musiche del balletto sono state raccolte dall'autore in tre suite per orchestra. Il brano Danza dei cavalieri (tratto dall'atto I scena 2) è sicuramente il più famoso del balletto.
A molti suonerà familiare in quanto nel 1990 fu usato nella pubblicità del profumo Egoiste di Chanel.
Maestoso e drammatico, le sue stilettate musicali precise e affilate sembrano colpire a ripetizione qualcuno. Si può veramente sentire la rabbia nella composizione. (ascoltala)



Études-Tableaux (Op. 39), No. 6 Little Red Riding Hood - Sergej Vasil'evič Rachmaninov

Études-Tableaux è la seconda parte di uno studio per piano. Il n°6 in La minore è un pezzo aggressivo che si apre con una minacciosa ottava cromatica che scorre lentamente sulla tastiera, con veloci risposte da figure alte, che si trasforma in una marcia. Poi la musica cresce frenetica e, dopo aver raggiunto il presto, suona quasi fuori controllo. L'effetto del pezzo è apparentemente misterioso ma unitario. Ispirato alla fiaba "Cappuccetto Rosso e il Lupo", il pezzo finisce correndo e suonando come se il lupo stesse ingoiando la bambina.
Scordatevi la fiaba di Cappuccetto Rosso come la conoscete: questo pezzo mette in scena le parti più drammatiche, trasformandola in un film horror. Tutto il dramma che può essere espresso da un pianoforte. (ascoltala)



O Fortuna - Carmina Burana - Carl Orff

O Fortuna è un brano che fa parte dei Carmina Burana, composizione musicale di Carl Orff, nella quale fa da apertura e chiusura del ciclo e ne è il brano più celebre.
Il brano e la composizione sono ispirati ai Carmina Burana, una collezione trecentesca di poemi a soggetto profano. Il testo spiega come la sorte da favorevole possa diventare avversa, e che essa comandi su qualunque elemento.
Sia O Fortuna sia i Carmina Burana godono ancora oggi di grande notorietà, e sono stati inseriti in numerosi film, specie per sottolineare una situazione apocalittica (ad esempio nel film Excalibur del 1981).
Ci siamo, è il momento. Il dramma incombe. La voce del coro sembra provenire dagli inferi. L'ascoltatore è colpito da esplosioni di voce e musica. Devastazione. Uno tsunami musicale ti travolge, lasciandoti solo il desiderio di riascoltarla ancora una volta. (ascoltala)



Vi consiglio di ascoltare anche:

Una notte sul Monte Calvo - Modest Petrovič Musorgskij
Il barbiere di Siviglia (Overture) - Gioachino Rossini
Quinta sinfonia - Primo movimento - Ludwig van Beethoven
Bolero - Maurice Ravel
Toccata e fuga in Re minore - Johann Sebastian Bach
Estate - Antonio Vivaldi
Baba Yaga - Quadri da un'esposizione - Modest Petrovič Musorgskij
Piano sonata No 14 - presto agitato - Ludwig van Beethoven
Requiem - Wolfgang Amadeus Mozart
Totentanz - Franz Liszt

Dopo aver ascoltato questi pezzi cosa ne pensate? Non trovate che la definizione di "musica classica" stia un po' stretta, e che alcuni di questi brani possano essere definiti l'heavy metal dell'epoca?


07 luglio 2018

I Beatles e il pasticciaccio brutto della droga

Sulla figura dei Beatles c'è un'ombra che ogni tanto si riaffaccia: quella della droga. È vero che ne facessero uso? Di che tipo? Per quale motivo? Che testimonianze abbiamo? Vediamo di rispondere a tutte queste domande.

Si dice che fu Bob Dylan ad avvicinare i Beatles alla marijuana nel 1964, ma in realtà i ragazzi ne facevano uso già da prima. Memorabile è l'episodio dello "spinello di Buckingam Palace": John Lennon dichiarò che i Beatles si erano fatti una canna nel bagno del palazzo della regina nel giorno della loro investitura a baronetti (26 ottobre 1965); la circostanza fu però smentita da George Harrison. Si troverà prova del loro rapporto con la marijuana anche nella canzone "Got to get you in to my life", dedicata da Paul McCartney alla cannabis: "Ero solo, feci un viaggio, non sapevo cosa avrei trovato lì. Un’altra strada dove forse io avrei potuto trovare un altro modo di pensare. Oh, poi improvvisamente vedo te. Oh, ti ho detto che ho bisogno di te ogni singolo giorno della mia vita?" Anche un brano apparentemente innocuo come "Day tripper" è riferito alla marijuana: è infatti dedicata a quelli che si fanno le "canne" solo nel week end e non ne seguono la filosofia; viaggiatori per un giorno solo, appunto: "Hai un buon motivo per prendere la via più facile ora. Era una turista per un giorno, un biglietto di sola andata. Mi ci è voluto molto per capirlo, e l’ho capito."

Successivamente i ragazzi passarono all'assunzione di LSD, che li aiutava a scrivere i loro testi più fantastici. È tuttavia un errore pensare che componessero sempre e soltanto sotto l'utilizzo di droghe. Se ne trova traccia ad esempio in "Tomorrow never knows", scritta da John Lennon e ispirata dal volume "The Psychedelic Experience: A Manual Based On The Tibetan Book Of The Dead" di Timothy Leary, "profeta" dell'LSD. Lennon seguì le istruzioni contenute nel libro, prese l'acido e scrisse "Tomorrow never knows": "Spegni la testa, rilassati e fluttua lungo la corrente. Non è morire, non è morire. Distendi tutti i pensieri, arrenditi al vuoto. È brillare, è brillare." Sono così tanti e così palesi i riferimenti alle droghe nelle canzoni dei Beatles, che di certo non avevano bisogno di nasconderli nei brani come alcuni sostengono (vedi il caso di "Lucy in the Sky with Diamonds" o "I am the Walrus").

Dopo lo scioglimento della band i ragazzi smisero di fare uso di droghe pesanti, a parte Lennon che iniziò a farsi di cocaina. Nel 1992 sono state pubblicate le registrazioni di una session in studio del 1974 di John e amici strafatti, e tra le tracce si sente Lennon chiedere "Vuoi farti una sniffata, Steve? Un tiro? La roba è in giro", in Inglese "A Toot and a Snore" che dà il titolo all'incisione.

29 marzo 2018

La lunga corte di Mick Jagger a Maurits C. Escher

Maurits Cornelis Escher è stato un artista olandese le cui opere si fanno apprezzare ancora oggi da un vasto pubblico, in particolare dai matematici per il suo approccio marcatamente geometrico all'immagine. Meno noto è l'interesse rivoltogli dai figli dei fiori e dai musicisti suoi contemporanei, che sfociò in una curiosa corrispondenza.

Nel gennaio 1969 Mick Jagger scrisse ad Escher chiedendo di poter utilizzare una sua opera per la copertina dell'album "Let it Bleed" dei Rolling Stones, di prossima pubblicazione. La lettera, e la relativa risposta, furono pubblicate nel 1974 sulla rivista "Holland Herald":

"Caro Maurits,
Per un bel po' di tempo ho avuto tra le mani il tuo libro, e non smetto mai di stupirmi ogni volta che lo sfoglio! In realtà credo che il tuo lavoro sia assolutamente straordinario e farebbe molto piacere a me e a molte persone intorno a me comprendere meglio e capire esattamente cosa stai facendo.
Abbiamo programmato il nostro prossimo disco per marzo o aprile di quest'anno, e mi farebbe molto piacere riprodurre uno dei tuoi lavori sulla copertina. Ti prego quindi di prendere in considerazione la progettazione di una "immagine" per illustrarla oppure, qualora tu avessi delle opere inedite, si potrebbe anche pensare di usare una di queste. L'idea di una delle tue "illusioni ottiche" mi affascina, ma anche un'immagine come quella di Evolution sarebbe ovviamente altrettanto adatta. Direi che è la stessa cosa. Si potrebbe anche usare un'immagine lunga come Metamorfosi, che potremmo poi riprodurre come un pieghevole che si estrae. Potrebbe essere sia in bianco e nero sia a colori, cosa che lascio decidere a te.
Naturalmente, sia tu sia i tuoi editori, potete ottenere tutti i diritti e crediti sulla copertina, e negozieremo il giusto compenso qualora ti deciderai a farlo. Sarei molto grato se tu potessi prendere contatto con Peter Swales o con la signorina Jo Bergman al suddetto indirizzo o al numero di telefono indicato (in addebito al numero chiamato). Sia l'uno, sia l'altra ti daranno tutta l'assistenza necessaria. Tuttavia, io non sono così fortunato da possedere un interprete olandese, e quindi se non parli Inglese o Francese, ti sarei grato se tu potessi trovare qualcuno a Baarn che ti faccia da interprete.
Cordialmente,
Mick Jagger
per Rolling Stones Ldt."


Una lettera decisamente ammirata e gentile, da parte del giovane Mick. Si deve essere impegnato parecchio per mettere da parte la sua nota ruvidezza e strafottenza. Purtroppo la risposta di Escher (indirizzata a Peter Swales) non sembrò apprezzarne lo sforzo:

"Egregio Signore,
alcuni giorni fa ho ricevuto dal signor Jagger una lettera che mi chiede di disegnare un quadro o di mettere a disposizione un mio lavoro inedito da riprodurre sulla custodia per un LP.
La mia risposta a entrambe le richieste deve essere no, in quanto voglio dedicare tutto il mio tempo e la mia attenzione ai tanti impegni che ho contratto. Non posso assolutamente accettare ulteriori incarichi o perdere tempo per la pubblicità.
A proposito, la prego di dire al signor Jagger che non sono Maurits per lui, ma
Molto sinceramente,
M. C. Escher"


Incassato il due di picche olandese, gli Stones si misero al lavoro sull'album. Le sedute di incisione durarono più del previsto, anche a causa della sopraggiunta necessità di estromettere Brian Jones dalla band in giugno e sostituirlo con Mick Taylor, e soprattutto a seguito della morte di Jones in luglio.
Causa politiche di mercato, l'uscita di una raccolta si rivelò più urgente del nuovo album. Mick Jagger, si sa, è una persona che non si arrende alla prima occasione. Pensando che forse la sua precedente lettera fosse stata troppo vaga, scrisse nuovamente ad Escher chiedendo questa volta specificatamente la sua opera "Verbum" per la copertina della compilation "Through the Past, Darkly". Purtroppo dai Paesi Bassi giunse il solito rifiuto. Il titolo di una canzone incisa per "Let it Bleed" appare quindi decisamente profetico: Mick, "you can't always get what you want"!

La raccolta "Through the Past, Darkly" venne pubblicata nel settembre 1969 con in copertina una foto della band, una delle ultime in cui compaia anche Brian Jones.

I Rolling Stones non furono però gli unici musicisti affascinati dai mondi di Escher. Nel novembre dello stesso anno i Mott the Hoople (sì, quelli di "All the Young Dudes") decisero di mettere sulla copertina del loro primo eponimo album l'opera "Rettili" di Escher, ma senza sfoggiare la cortesia epistolare di Jagger: non chiesero proprio i diritti. Della cosa si occuparono gli avvocati della "Fondazione Escher".

L'album "Let it Bleed" venne pubblicato solo nel dicembre 1969, con in copertina una scultura surreale ideata da Robert Brownjohn: una torta sopra a un giradischi. Sarebbe stato molto meglio Escher.

Successivamente, ma siamo ormai a metà anni '80 (e l'artista olandese ha lasciato questo mondo da un pezzo), i Pink Floyd pubblicarono la raccolta live "On the run, The Live Biography, Vol. III" con in copertina la famosa litografia "Relatività" di Escher. Questa volta autorizzati.

E infine... Mick Jagger ha in qualche maniera ottenuto la sua satisfaction, anche se con quasi mezzo secolo di ritardo. Il 15 ottobre 2017 in occasione della tappa del "No Filter" tour dei Rolling Stones ad Arnhem, città dei Paesi Bassi in cui Escher ha trascorso la sua giovinezza, la band ha ottenuto che il manifesto del concerto potesse essere ispirato all'opera "Rind" dell'artista olandese.

Link all'articolo originale.

25 marzo 2018

Censurate i Beatles!

Noi oggi ricordiamo i Beatles come un gruppo allegro e pulito, all'epoca invece erano considerati brutti (capelloni!) e portatori di messaggi negativi e depravazione tra i giovani. Non stupisce quindi che nel clima dell'epoca fossero stati più volte oggetto di censure.

Un caso clamoroso di censura nei confronti dei Beatles fu quello della cosiddetta "Butcher cover". Mentre in madrepatria e nel resto del mondo gli album dei Beatles uscivano con 14 tracce, negli Stati Uniti la Capitol Records li faceva uscire con meno canzoni. Con i brani tolti da ogni album e i singoli che non vi erano compresi, venivano realizzati degli LP "in più" che uscivano solo sul mercato statunitense. Uno di questi si intitolava "Yesterday and today" e i Beatles scelsero come copertina una foto scattatagli dal fotografo Robert Whitaker, che vestì il quartetto con dei camici bianchi e gli mise in mano pezzi di bambole e brandelli di carne. L'album uscì, ma fu subito ritirato dai negozi in seguito alle polemiche per la sua copertina. Su questa venne incollata un'immagine più classica, e le copie reimmesse sul mercato.

La più famosa dichiarazione di John Lennon costò la più nota censura ai Beatles. Nel 1966 il "beatle ribelle" all'interno di un'intervista al quotidiano londinese "Evening Standard" (pubblicato il 4 marzo 1966) disse che i giovani conoscevano meglio i Beatles della figura di Gesù. Inserita nell'originario contesto, la frase passò inosservata. Fu quando alcuni mesi dopo la stessa intervista venne riportata pari pari dalla rivista statunitense per teenager "Datebook" (agosto 1966), che mise addirittura le parole di Lennon in copertina, che scoppiò lo scandalo. Negli Stati Uniti si levarono cori di protesta, che arrivarono al rogo dei dischi dei Beatles. John in conferenza stampa dovette chiedere scusa per quelle parole; nonostante questo il seguente tour negli USA si svolse in un clima molto teso: si temevano attentati nei confronti di Lennon.

Anche la radio non fu clemente nei confronti dei Beatles, furono infatti molteplici le censure ad opera della BBC e degli altri network. Se il testo di una canzone conteneva delle parole che potessero avere anche solamente un vago riferimento ad argomenti "sgraditi", il pezzo non veniva mandato in onda. È ad esempio il caso di "A day in the Life", che per il verso "sono andato di sopra e mi sono fatto una fumata" (sebbene riferito alle sigarette) fu censurato dalla BBC che temeva un'allusione alla marjiuana. Per fortuna ciò non impedì al pezzo di diventare un successo.

Un altro caso di censura fu quello relativo alla copertina dell'album "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band". Per l'iconica foto con i cartonati dei personaggi famosi, John Lennon voleva anche l'immagine di Gesù Cristo, Hitler e Gandhi. I primi due gli furono bocciati dal produttore per opportunità, il terzo perché si temevano reazioni negative da parte del pubblico indiano.

09 febbraio 2018

Lo scontro nel bagno tra Billy Idol e i Cure

Una curiosità poco nota riguarda l'incontro/scontro tra Laurence "Lol" Tolhurst dei Cure e Billy Idol dei Generation X, avvenuto nientemeno che in un bagno della sala da ballo "Bristol Locarno" di Bristol, nella quale entrambe le band si erano esibite il 3 ottobre 1978 (altre fonti riportano 3 dicembre).

Lol Tolhurst all'epoca era il batterista dei quasi esordienti Cure, la cui storia inizia nel 1973 con la prima band in cui compare Robert Smith, con diversa formazione e altri nomi, fino ad approdare al definitivo "The Cure" all'inzio del 1978. Il loro primo singolo "Killing an Arab" è del dicembre di quell'anno, mentre l'album di esordio "Three Imaginary Boys" uscirà nel 1979.

Billy Idol era invece il già affermato leader dei Generation X, punk/rock band fondata nell'autunno 1976, che si fece subito conoscere per le sue esibizioni live in Inghilterra e a Parigi. Nel settembre 1977 uscì il loro primo singolo "Your Generation", e nel marzo 1978 l'album "Generation X".

I semiesordienti Cure, capitanati da un Robert Smith con ancora i capelli corti, ebbero la fortuna di essere scelti per aprire i concerti dei Generation X. I rapporti tra di loro erano un po' freddi, in particolare con il frontman Billy Idol.

I Cure non si lasciarono spaventare dal fatto che l'altra band fosse più famosa, ad esempio quando il tecnico del suono e luci dei Generation X chiese 25 sterline a Smith e soci per utilizzare la strumentazione dell'altro gruppo essi si rifiutarono, portarono in scena i loro mezzi scrausi e si esibirono con quelli. La situazione economica dei Cure all'epoca era tale che dopo ogni concerto andavano dormire sul pavimento dell'appartamento del loro manager (non prima di essersi ubriacati, ovviamente).

Durante una data di questo tour successe che Lol Tolhurst dei Cure si recò nel bagno della struttura ove si esibivano. Aperta la porta si trovò di fronte Billy Idol e una ragazza, che per comodità definiremo semplicemente "impegnati". Tolhurst però aveva un'assoluta necessità di espletare il suo bisogno, e pertanto fece come se gli altri due non esistessero. A dirla tutta anche loro preferirono non interrompersi. A quel punto a Lol scattò l'idea: o in quel momento, o non l'avrebbe mai più potuto fare. Si girò e orinò sulle scarpe dell'ossigenato cantante, immagino ridendo. Non è documentata la reazione immediata di Idol, fatto sta che il giorno seguente i Generation X cambiarono gruppo spalla.
In interviste successive Tolhurst dichiarò che il fattaccio fu un incidente, ma è poco credibile.

Alcuni anni dopo Lol Tolhurst e Billy Idol si incrociarono a New York. In un'intervista il batterista ha ricordato quel breve incontro con le parole: "Mi ha guardato in modo strano mentre cercava di ricordare dove mi avesse già visto. Io non me lo ricordavo per niente!"

04 febbraio 2018

Tomorrow never knows: Lennon, gli acidi, i morti e il profeta

"Tomorrow never knows" è una canzone scritta da John Lennon nel 1966 e inserita nell'album "Revolver" dei Beatles.
Spesso si legge che sia ispirata al "Libro tibetano dei morti" ma non è esatto, o almeno non direttamente. Quella che John voleva scrivere non era una canzone sulle esperienze che (secondo il buddismo tibetano) l'anima cosciente vive tra la morte e la rinascita, bensì sull'LSD. Il testo gli fu infatti ispirato dal volume "The Psychedelic Experience: A Manual Based On The Tibetan Book Of The Dead" di Timothy Leary, "profeta" dell'LSD.
Lennon seguì le istruzioni contenute nel libro, prese l'acido e scrisse "Tomorrow never knows": "Spegni la testa, rilassati e fluttua lungo la corrente. Non è morire, non è morire. Distendi tutti i pensieri, arrenditi al vuoto. È brillare, è brillare."
John e gli altri Beatles in quel periodo facevano uso di LSD, che li aiutava a scrivere i loro testi più fantastici.

Anche il metodo di incisione del brano fu particolare. Lennon voleva che la sua voce sembrasse "come quella del Dalai Lama salmodiante sulla vetta di una lontanissima montagna", e pertanto chiese al produttore George Martin di essere appeso a testa in giù sopra un microfono e fatto roteare mentre cantava. La bizzarra richiesta venne risolta trattando la voce di Lennon con l'ADT e con il Leslie.

Il suono pazzesco di questo pezzo è stato ottenuto con soluzioni "artigianali" quali infilare un maglione di lana nella grancassa di Ringo, l'utilizzo di loops ottenuti unendo ad anello dei pezzi di nastro magnetico inciso con suoni curiosi, l'aprire la canzone con il suono di un tanbur orientale suonato da Harrison, e un assolo di chitarra registrato da McCartney per "Taxman" rallentato, tagliato e fatto scorrere al contrario.

Il titolo nasce da una risposta che Ringo Starr diede durante un'intervista nel 1964, e che piacque moltissimo a John. David Coleman della BBC aveva chiesto al batterista "What can you say?" e questi aveva risposto "Tomorrow never knows". Starr era famoso per queste sue frasi curiose, che Lennon chiamava "Ringoismi" e che spesso fornirono alla band soluzioni inaspettate.

Link all'articolo orginale.

02 febbraio 2018

Verità e misteri sul "Club dei 27"

L'esistenza di un gruppo di artisti che si sospetta siano stati uccisi dalla CIA perché scomodi (o secondo altri: hanno inscenato la propria morte per poi vivere in incognito in un posto appartato), è una leggenda metropolitana che da qualche decennio affascina molte persone. Vediamo come è nata.

Tra il 3 luglio 1969 e il 3 luglio 1971 morirono quattro grandissimi artisti: Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison.

Brian Jones, polistrumentista fondatore dei Rolling Stones, era nato a Cheltenham in Inghilerra il 28 febbraio 1942. Ottimo studente nonostante il carattere ribelle, a 18 anni iniziò a suonare nei blues e jazz club della sua città. Nel 1962 a Londra conobbe Mick Jagger e Keith Richards, con i quali fondò i Rolling Stones. Con l'arrivo del successo iniziò ad abusare di alcool e droga, che minarono il suo interesse e la sua capacità di suonare, tanto che nel giugno 1969 fu cacciato dalla band. Il 3 luglio 1969 fu trovato morto sul fondo della sua piscina a Hartfied in Inghilterra. Fu dichiarata morte accidentale, ma vi sono forti sospetti di omicidio.

Jimi Hendrix, il grande chitarrista e cantautore rock/blues, nacque a Seattle (USA) il 27 novembre 1942, ed ebbe le prime esperienze musicali nelle formazioni rhythm & blues della sua città. Nel 1966 fondò "The Jimi Hendrix Experience" con cui incise l'album "Are you Experienced?" e si esibì al Festival di Monterey in California, durante il quale diede fuoco alla sua chitarra. Nel 1967 incisero l'LP "Axis: Bold as Love" e nel 1968 "Electric Ladyland", seguito dallo scioglimento della band. Con la "Gipsy Sun And Rainbows" band Hendrix si esibì al Festival di Woodstock nell'agosto 1969, mentre con la "Band of Gipsys" incise l'album omonimo e partecipò al Winter Festival of Peace di New York nel gennaio 1970. In quella occasione Hendrix si presentò sul palco strafatto di acidi, e interruppe l'esibizione dopo solo due pezzi, mettendosi a litigare con il pubblico. Furono disastrose anche le sue performance al festival dell'isola di Wight del 30 agosto, e quella al Festival di Fehmarn in Germania del 6 settembre 1970. La mattina del 18 settembre fu trovato morto in un appartamento che aveva preso in affitto a Londra, ufficialmente soffocato da un improvviso conato di vomito provocato da un cocktail di alcool e tranquillanti.

Janis Joplin, cantante rock/blues dall'incontenibile carica energetica e sensuale, nata a Port Arthur in Texas il 19 gennaio 1943, si avvicinò alla canzone blues da adolescente. Nel 1965 si unì ai "Big Brother and the Holding Company" con i quali si esibì in concerti e festival, e incise gli album "Big Brother and the Holding Company" (1967) e "Cheap Thrills" (1968). L'anno successivo iniziò la sua carriera solista accompagnata dalla Kozmic Blues Band, con cui pubblicò l'album "I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama!" (1969), mentre con i "Full-Tilt Boogie Band" si esibì al Festival di Woodstock. Il 4 ottobre 1970 fu trovata morta in una stanza di un Hotel di Los Angeles, deceduta per overdose di eroina. L'album "Pearl" uscì postumo nel 1971.

Jim Morrison, leader dei Doors, era nato l'8 dicembre 1943 a Melbourne (USA). Giovane ribelle che stupiva i suoi insegnanti con le sue conoscenze letterarie, nel 1964 conobbe Ray Manzarek con il quale fondò i Doors. Dopo un primo periodo passato suonando nei locali, nel 1967 pubblicarono l'album "The Doors" che riscosse un notevole successo. I successivi concerti della band vennero segnati dal comportamento fuori dagli schemi di Morrison, e spesso furono interrotti o causarono risse e scontri con la polizia, che portarono al suo arresto. Nell'ottobre 1967 uscì l'album "Strange Days" e nel luglio 1968 "Waiting for the Sun". Anche i concerti del 1969/70 seguirono lo stesso schema; inoltre in quel periodo uscirono gli album "The soft Parade" e "Morrison Hotel", e il 28 agosto 1970 i Doors si esibirono al festival dell'isola di Wight. Il 3 luglio 1971 Jim Morrison venne trovato morto nella vasca da bagno della casa di Parigi in cui abitava da 4 mesi con la sua ragazza Pamela Courson. Il referto ufficiale parla di arresto cardiaco, ma la versione più diffusa lo dichiara deceduto presso il night club "Rock 'n' Roll Circus" a seguito di overdose di eroina.

I complottisti che non credono nelle coincidenze esistevano già allora, pertanto il fatto che le citate star avessero tutte 27 anni, e che avessero la lettera "J" nel nome furono visti come inequivocabili segni di una macchinazione. Tale teoria venne chiamata "J27" (o "Club dei 27") e tenne banco per molto tempo.
Nel 1994, per rinvigorire la tesi, venne aggiunto anche il nome di Kurt Cobain, morto suicida a 27 anni; ovviamente lui non aveva la "J" nel nome, pertanto la teoria fu rinominata solo "Club dei 27". Nel 2011 vi è stata "introdotta" anche Amy Winehouse.
Altri artisti che detengono la tessera di questo esclusivo club sono Alan Wilson dei Canned Heat, Ron "Pigpen" McKernan dei Greateful Dead, Dave Alexander degli Stooges, Gary Thain degli Uriah Heep, Jacob "Killer" Miller degli Inner Circle, Pete de Freitas degli Echo & the Bunnymen e Kristen Pfaff delle Hole.
Si tratta ovviamente solo di una leggenda metropolitana, buona per sognare un posto sulla Terra in cui le nostre star preferite siano ancora tutte vive e in forma. E magari, ogni tanto, eseguano un pezzo assieme.

06 gennaio 2018

I Beatles, creatori e nemesi dei generi e delle etichette

Blues, rock, beat, pop, hard rock, psichedelia, pop art e beat generation si incrociano e si fondono durante i sette intensi anni di vita dei Beatles. Vediamo di scoprire come.

Negli anni '50 la programmazione delle radio era caratterizzata da garbati brani melodici, genere preferito dagli adulti. I ragazzini di quel decennio, compresi i nostri quattro protagonisti, ascoltavano invece il blues e l'R&B; i loro idoli erano Chuck Berry e Little Richard. Erano i brani di questi artisti che i futuri Beatles suonavano per gli amici e nelle loro prime formazioni. Inevitabile quindi che quando John e Paul iniziarono a scrivere pezzi loro, questi avessero forti radici blues, mentre altri erano decisamente più rock (si sa che anche Buddy Holly e Elvis Presley fossero dei loro miti), e il blues è rintracciabile negli album dei Fab Four fino al termine della loro carriera.

Il blues e il rock fornirono la base, ma all'inizio il produttore George Martin premeva affinché i Beatles suonassero anche pezzi romantici e cover, come si usava all'epoca. Da questa miscela musicale, e da una voglia di sperimentare che li accompagnerà fino alla fine, nascerà il loro personalissimo e inconfondibile sound, che si inserirà nella corrente da cui prendono il nome: il beat.

E il pop? Si potrebbe dire che il pop moderno nacque con i Beatles, e in un certo senso la loro multiforme produzione può rientrare tutta sotto il nome di popular music. Da un altro punto di vista il pop come lo conosciamo oggi identifica la musica successiva alla band, mentre loro sono un unicum difficilmente classificabile sotto un solo nome. Troppe etichette è uguale a nessuna etichetta. Cosa voglio dire con questo? Semplice, che il loro bisogno di sperimentare in continuazione li portò a superare il concetto stesso di genere musicale, e senza direttamente volerlo ad inventare nuovi generi. È riconosciuto come dalla McCartneyana "Helter Skelter" sia nato l'hard rock, e dagli ultimi pezzi di Harrison con la band ("Here comes the sun", "Something" e altre) e dalla reciproca influenza tra George ed Eric Clapton sia nato il pop anni '70. Per non parlare di "Tomorrow never knows" (scritta da Lennon), primo esempio di musica psichedelica, e di "Revolution #9" (sempre di John) dalla quale nacque un nuovo modo di fare musica, attraverso nastri e campionamenti invece che con gli strumenti musicali. E infine, forzando un po' la mano, non vi sembra che l'approccio vocale di Lennon in alcune canzoni (ad esempio "Come together"), più parlato che cantato, anticipi il rap?

Finora abbiamo parlato delle canzoni dei Beatles, ma loro come persone? In che genere rientravano? Sicuramente e decisamente pop per il loro stare al centro della scena, adorati dalla folla, e per il loro inventare continuamente nuovi modi per rimanervi e farsi notare. Per non parlare dell'allegria delle loro canzoni, dei colori nei video o del loro abbigliamento, chiaramente pop.

E la beat generation? Che cosa c'entra con tutto ciò? Poco, a parte l'assonanza tra i nomi. Certamente i Beatles insegnarono ai giovani di tutto il mondo che questi avevano il potere di cambiare le cose, e che il mondo era nelle loro mani e non in quelle dei loro genitori, idee alla base del movimento dei figli dei fiori. Ma questi ragazzi americani ascoltavano Jimi Hendrix, Janis Joplin e i Creedence Clearwater Revival, e non i quattro di Liverpool. Possiamo concludere dicendo che i Beatles non salirono sul palco di Woodstock, né fisicamente, né metaforicamente.