17 giugno 2019

La prima volta dei Beatles: "Beatles for sale", "Help!" e "Rubber Soul"

Com'era negli anni '60 sentire gli album dei Beatles da zero? Abbiamo ascoltato per voi integralmente gli album dei Fab four come se fosse la prima volta, senza preconcetti. Queste le recensioni di "Beatles for sale", "Help!" e "Rubber Soul".
Beatles for sale
I Beatles tentarono di ripetere la fortunata formula dei primi due dischi, ma senza averne l'energia né la freschezza, e ignorando i progressi fatti nel terzo. Nonostante sia un album inferiore nella discografia del quartetto, con solo due hit (I'm a loser e Eight days a week), è comunque migliore dei suoi contemporanei. Ed inoltre è un album decisamente bello.
Brano consigliato dall'album: Baby's in black.

Help!
Colonna sonora del film omonimo. Molto belli i singoli tratti da quest'album (Help!, You've got to hide your love away, Ticket to ride, Yesterday) che già fanno capire il percorso più impegnato che prenderanno i Beatles dall'album successivo in poi. Belle anche The night before, I need you, Another girl, Tell me what you see, I've just seen a face. Gli altri brani sono solo dei riempitivi, con un sound troppo retrò.
Solo ora ho scoperto che le posizioni dei Beatles sulla copertina in linguaggio-bandiera non significano H-E-L-P, bensì L-P-U-S (help us), solo che la foto è stata specchiata quindi risulta N-U-J-V che non significa nulla, e peggio ancora nella versione americana dell'album le sagome sono state cambiate di posto, quindi diventa N-V-U-J.
Brano consigliato dall'album: You've got to hide your love away.

Rubber Soul
Molto bello l'album che segna il passaggio dei Beatles a canzoni più impegnate. Un passaggio che si manifesta sia nella composizione di testi e musica, sia nella tecnica di esecuzione. Bellissimi i singoli Drive my car, Norwegian wood, Nowhere man, Michelle, Girl, In my life. Un po' anonimi gli altri brani.
Brano consigliato dall'album: In my life.


Leggi anche le recensioni di "Please please me", "With the Beatles" e "A hard day's night"
 

(prosegue con le recensioni degli altri album)
 

10 giugno 2019

La prima volta dei Beatles: "Please please me", "With the Beatles" e "A hard day's night"

Sugli album dei Beatles è già stato detto e scritto tutto, al punto che ormai le idee pregresse guidano le nostre percezioni durante il loro ascolto. Ma com'era all'epoca sentirli da zero? Abbiamo ascoltato per voi integralmente gli album dei Fab Four come se fosse la prima volta, senza preconcetti. Queste le recensioni di "Please please me", "With the Beatles" e "A hard day's night".

Please please me
Pur essendo un album d'esordio, contiene già alcuni brani come la title track, Love me do e Twist and Shout, che ci fanno capire come ci si trovi di fronte ad una band dalle capacità non comuni. Le cover inserite invecchiano un po' il lavoro, ma per contrasto ci fanno meglio capire come il suono dei Beatles nei brani di loro creazione si discostasse nettamente e fosse più moderno di quello dei loro contemporanei.
Brano consigliato dall'album: I saw her standing there.

With the Beatles
Il secondo album dei Beatles è il loro disco più "yè-yè". Contiene infatti brani come It won't be long e Hold me tight. Vi troviamo anche delle cover, scelte tra le canzoni che allora facevano impazzire i giovani (una su tutte: Roll over Beethoven), eppure ogni brano scritto da Lennon-McCartney contenuto in quest'album, anche quelli minori, è più bello di tali cover, a confermare le già enormi capacità del gruppo. Dire che suona più maturo del precedente album Please, please me è un'esagerazione, considerando che solo pochi mesi li separano, ma ascoltandolo si capisce come il produttore George Martin avesse finalmente chiaro chi avesse davanti, e cosa ne potesse ottenere.
Brano consigliato dall'album: It won't be long.

A hard day's night
Album "giovanile" dei Beatles, non è comunque da sottovalutare perché contiene brani imprescindibili come la title track, And I love her e Can't buy me love. Se dal punto di vista compositivo non è eccezionale, ha tuttavia degli importanti punti di forza, come l'uniformità del suono in tutto l'album. Inoltre ci consente di ascoltare John cantare con gioia, cosa che purtroppo andrà perduta in seguito. Nel complesso è un album molto buono, tanto che i brani minori rivelano la loro bellezza e quindi il loro valore solo dopo alcuni ascolti.
Brano consigliato dall'album: Any time at all.

(prosegue con le recensioni degli altri album)

06 giugno 2019

3 febbraio 1959: il giorno in cui la musica morì

"The day the music died" è comunemente chiamato il giorno in cui un incidente aereo portò alla morte le tre star del rock and roll Buddy Holly, J. P. Richardson e Ritchie Valens, in circostanze mai chiarite del tutto.

Stati Uniti, inverno 1959: Buddy Holly, J. P. "The Big Bopper" Richardson, Ritchie Valens e Dion DiMucci, giovanissimi (rispettivamente 22, 28, 17 e 19 anni) ma già idoli del rock and roll erano impegnati in un tour, assieme alle proprie band. Il "Winter Dance Party" consisteva in una serie di concerti dal 23 gennaio al 15 febbraio, in ventiquattro diverse località negli USA, ovvero una città al giorno.

Fin da subito l'organizzazione iniziò a mostrare delle importanti falle, e le nevicate del periodo peggiorarono le cose. Le tappe distavano troppo tra di loro, e l'ordine delle città stabilite non seguiva un percorso logico, ma costringeva gli artisti a procedere a zig-zag per gli Stati Uniti. Il pullman fornito dall'organizzatore era un vecchio scuolabus dismesso, non equipaggiato per viaggiare in inverno e sulla neve, sul quale dovevano stare assieme tutte e quattro le band. Il mezzo si rompeva spesso, e veniva sostituito da uno analogo: solo nei primi 11 giorni di tour ne cambiarono 5. Uno di questi si guastò in mezzo ad un'autostrada, lasciando i suoi occupanti bloccati a temperature inferiori allo zero: Richardson e Valens si raffreddarono, e il batterista Carl Bunch subì un principio di congelamento alle gambe. Non era inoltre prevista la presenza di una crew, e i musicisti dovevano caricare e scaricare da soli il materiale.

Il 2 febbraio era stato stabilito un giorno di riposo per gli artisti, ma l'organizzazione decise all'ultimo momento di contattare la "Surf Ballroom" di Clear Lake, nello Iowa, e lo spettacolo venne fissato. All'arrivo Buddy Holly si lamentò del viaggio in pullman, e propose di completare la successiva tappa con un aereo da turismo fino a Fargo. Per il volo fu scelta la Dwyer Flying Service di Mason City, che fornì un aereo Beechcraft Bonanza B35 (V-tail) e il pilota Roger Peterson, allora solo ventunenne e purtroppo inesperto.

Come abbiamo visto finora le condizioni per questa trasvolata erano pessime: tutto sembrava concorrere al disastro. A scegliere chi dovesse vivere e chi morire, per fortuna o purtroppo, si aggiunse anche il fato.

L'aereo era stato prenotato per Buddy Holly e i suoi musicisti Waylon Jennings e Tommy Allsup.

J. P. "The Big Bopper" Richardson risentiva dei postumi della malattia, e preferiva evitare un'altro viaggio sul freddo pullman; chiese quindi a Waylon Jennings se potesse cedergli il suo posto sull'aereo, e questi accettò. Quando Buddy Holly venne a sapere di questo scambio, augurò scherzosamente a Jennings di congelare sul pullman; lui gli rispose augurandogli altrettanto amichevolmente che il suo aereo precipitasse. Queste ultime parole tormentarono Jennings per tutta la sua vita.

Ritchie Valens aveva da poco superato la sua fobia per il volo che per anni non lo aveva fatto salire sugli aerei, e chiese a Tommy Allsup se potesse cedergli il suo posto. Allsup propose che la questione venisse decisa dal lancio di una moneta: il fato scelse Valens.

Questo almeno secondo le testimonianze di Allsup e Jennings raccolte all'epoca, che sono state la versione ufficiale per 50 anni. Quella di Dion DiMucci è invece discordante. Durante un'intervista rilasciata nel 2009 egli sostenne che Buddy Holly convocò lui e Ritchie Valens in un camerino vuoto, dicendo di aver prenotato un aereo e che era giusto che vi salissero loro che erano i leader, e non i membri delle band, ma che c'erano solo due posti disponibili. Era Valens, e non Richardson, a risentire dei postumi della malattia, e che Ritchie Valens e DiMucci si giocarono il passaggio con la moneta. La sorte scelse Dion DiMucci per l'aereo, ma questi vi rinunciò quando seppe che il volo costava 36 dollari a testa (equivalenti a 300 dollari attuali). C'è da dire che all'epoca dell'intervista DiMucci aveva 70 anni, e che era passato mezzo secolo dai fatti; forse la sua memoria non era proprio perfetta.

Comunque sia andata, su quell'aereo salirono Buddy Holly, J. P. "The Big Bopper" Richardson e Ritchie Valens. All'una di notte del 3 febbraio 1959 il piccolo charter partì dall'aeroporto di Mason City nonostante il maltempo: stava infatti nevicando. Solo cinque minuti dopo, il proprietario del Dwyer Flying Service vide il velivolo iniziare a scendere a terra in maniera anomala. Diversi suoi tentativi di mettersi in contatto via radio con l'aereo non ottennero risposta. Il mattino successivo Hubert Jerry Dwyer decollò ripercorrendo la rotta dell'aeroplano di Peterson; gli bastò viaggiare per otto chilometri per trovarne i resti in un campo. Tutti i suoi occupanti avevano perso la vita nell'istante stesso dello schianto.

La notizia causò grande scalpore negli Stati Uniti. Nel 1971 Don McLean, nella sua canzone "American Pie", coniò l'espressione "The Day the Music Died" che venne da subito adottata per indicare il giorno del disastro.

Tanto tanto tempo fa / Ricordo come quella musica mi facesse sorridere / E sapevo che se avessi avuto la mia occasione / Avrei fatto ballare quella gente / E forse sarebbero stati felici per un po’
Ma febbraio mi faceva venire i brividi / Ogni volta che consegnavo i giornali / Lasciavo brutte notizie davanti alla porta / Non potevo andare avanti così
Non ricordo se ho pianto / Quando ho letto della sua sposa rimasta vedova / Ma qualcosa mi ha toccato nel profondo / Il giorno in cui la musica morì
Ciao Miss American Pie / Guidai la mia Chevrolet fino all’argine, / Ma l’argine era secco / E vecchi amici bevevano wiskey di segale / Cantando che questo sarebbe stato il giorno in cui sarei morto / Questo sarebbe stato il giorno in cui sarei morto
(Don McLean)

Link all'articolo originale.

20 maggio 2019

30 gennaio 1969: il rooftop concert dei Beatles

Il 30 gennaio del 1969 i Beatles tennero il loro ultimo concerto, che è rimasto nella storia ed è conosciuto da tutti come "Rooftop concert". Vediamo come nacque e cosa successe.

A causa di un contratto firmato a inizio carriera con la United Artists, i Beatles dovevano fare tre film. Per primi girarono i due "musicarelli" "A hard day's night" e "Help!", poi si lanciarono nel progetto più psichdelico del "Magical Mystery tour" che però era un prodotto destinato solo alla trasmissione televisiva. Nel 1968 venne realizzato il cartone animato "Yellow Submarine", ma non gli venne conteggiato come film in quanto la loro partecipazione in carne e ossa era minima.

Nel 1969 McCartney propose di filmare le sessions per il nuovo album "Get Back" e di fare uscire le riprese come un documentario sul loro operato in studio, per mostrare il metodo di lavoro dei Beatles. Nelle intenzioni di Paul la presenza fissa delle telecamere avrebbe inoltre impedito ai ragazzi di litigare. Nulla di questo avvenne: i loro screzi furono registrati e il risultato delle sessions non soddisfò i baronetti, che decisero di abbandonare il progetto sia dell'album sia del film "Get Back".
Siamo nel gennaio 1969, i Beatles sanno già che tra poco si lasceranno, e che non hanno più molto tempo, né la voglia, per girare un altro film. Decidono quindi di fare un ultimo concerto e di lasciarsi filmare. Paul McCartney vorrebbe tenerlo a Londra, ma gli altri della band non ne hanno voglia; optano quindi per salire sul tetto dello studio di registrazione della Apple con i loro strumenti e i cameramen, e il resto passerà alla storia con il nome di "Rooftop concert".

I quattro Beatles assieme a Billy Preston suonarono per 42 minuti, eseguendo cinque loro brani nuovi (alcuni più volte), per un totale nove takes. Le tracce furono registrate da Alan Parsons, e le riprese dirette da Michael Lindsay-Hogg. I primi spettatori dell'evento furono alcuni impiegati in pausa pranzo, che si affacciarono alle finestre per capire da dove provenisse quella musica; quando si comprese cosa stesse succedendo, anche la strada si riempì di curiosi con il naso all'insù. Quando poi la folla fu tale da intralciare la viabilità stradale (e sembra anche che alcuni impiegati si lamentarono del rumore) dovette intervenire la polizia. I poliziotti entrarono nel palazzo della Apple, salirono sul tetto e fecero smettere la band di suonare. Il concerto era per fortuna durato abbastanza per le riprese del documentario e per registrare Get Back (tre volte), Don't Let Me Down (due volte), I've Got a Feeling (due volte), One After 909 e Dig a Pony.

Per i presenti fu un concerto molto strano: oltre a non vedere chi fosse a suonare, le canzoni proposte erano tutte nuove; nessuno le conosceva. In aggiunta a questo il pubblico non le sentì più per molto tempo, in quanto l'album che le contiene uscì oltre un anno dopo, nel maggio 1970. Il progetto di un disco e un film intitolati "Get Back" fu infatti abbandonato, ma il materiale audio registrato fu ripreso in mano l'anno successivo dal produttore Phil Spector, che ne ricavò uno dei loro album più famosi: "Let it be". Con lo stesso titolo uscì anche il film, che nel 1971 vinse sia un premio Oscar sia un Grammy, entrambi per la migliore colonna sonora.

13 maggio 2019

I Marillion: gli anti Genesis

I Marillion sono un gruppo britannico fondato nel 1979, le cui sonorità e successo negli anni '80 hanno fatto definire i suoi membri come "i nuovi Genesis".
Nati ad Aylesbury nel Buckinghamshire come Silmarillion, erano composti da Steve Rothery alla chitarra, Brian Jelliman alla tastiera e Mick Pointer alla batteria. Il loro primo repertorio era costituito da cover dei più famosi gruppi progressive anni '70: Pink Floyd, Jethro Tull, Van der Graaf Generator, Rush, Yes e naturalmente Genesis.

Nel 1981 entrarono nella band il cantante Fish e il bassista Diz Minnitt, e l'anno successivo cambiarono nome in Marillion. Con questa denominazione e la formazione Fish, Rothery, Pointer, il tastierista Mark Kelly e il bassista Pete Trewavas iniziarono a farsi conoscere anche a Londra. La Emi li mise sotto contratto, e nello stesso anno uscì il loro primo singolo "Market Square Heroes", il cui successo aprì la strada all'album "Script for a Jester's Tear" del 1983, che si rivelò vincente.

Durante il tour che ne seguì i litigi tra Fish e Pointer costrinsero quest'ultimo ad uscire dalla band; al suo posto venne inserito nel gruppo il batterista Ian Mosley. Con questa formazione nel 1985 uscì "Misplaced Childhood", il concept album dei Marillion che ancora oggi è il loro maggior successo commerciale, trainato dai fortunatissimi singoli "Kayleigh" e "Lavender". Se i titoli delle canzoni non vi dicono nulla, cliccate sui due link: vedrete che le conoscete sicuramente.

Fu proprio il successo mondiale di questi dischi a fornire ai Marillion l'appellativo di "nuovi Genesis". Basta ascoltare le sonorità della band così simili a quelle dei primi anni del gruppo di "From Genesis to Revelation", nonché la somiglianza tra la voce di Fish e quella di Peter Gabriel per essere d'accordo.

Il successivo album "Clutching at Straws" uscì nel 1987 e durante il suo tour promozionale, a seguito di nuovi litigi, il cantante Fish abbandonò la band.
La sua uscita purtroppo segnò il declino del gruppo: con il nuovo cantante Steve Hogarth la band prima virò verso l'indie e l'alternative rock, e poi definitivamente al pop. Attualmente sono al 18° album, ma il sogno dei "nuovi Genesis" è tramontato per sempre.

Link all'articolo originale.

06 maggio 2019

"Day Tripper", il viaggio dei Beatles nell'LSD

"Day Tripper" è un pezzo dei Beatles scritto da John Lennon con il contributo di Paul McCartney, pubblicato nel dicembre del 1965 ad integrare l'uscita dell'album Rubber Soul.

Nonostante il brano suoni fresco e apparentemente innocuo, "Day tripper" è riferito alle droghe, in particolare all'LSD: è infatti dedicata a quelli che "si fanno" solo nel week end e non ne seguono la filosofia; viaggiatori per un giorno solo, appunto: "Hai un buon motivo per prendere la via più facile ora. Era una turista per un giorno, un biglietto di sola andata. Mi ci è voluto molto per capirlo, e l’ho capito." recita il testo.

John Lennon spiegò il significato della canzone con le parole: "I day trippers sono quelli che fanno viaggi di un solo giorno, giusto? Magari con un traghetto, o un pullman. Ma la mia idea era riferita agli 'hippies della domenica', capite l'allusione?"
Paul McCartney fu più esplicito: "Il titolo allude ai viaggi in acido. La canzone è ironica nei confronti di quelli che sono coinvolti solo parzialmente in un ideale. Gente che prende parte al movimento ma solo saltuariamente, nel week end. Tipo i pittori della domenica, gli autisti della domenica. Mentre noi ci consideravamo 'viaggiatori' a tempo pieno, la ragazza della canzone lo era a tempo perso".

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29 aprile 2019

Le notti distruttive dei Cure nella villa di Richard Branson

Nel settembre 1991 i Cure si ritirarono a Shipton Manor, una villa nell'Oxfordshire di proprietà di Richard Branson (patron della Virgin), per registrare l'album "Wish". Il loro soggiorno non fu però consono alla rispettabilità della tenuta, e il fare bisboccia fu la loro occupazione principale. Come i fans più accaniti dei Cure possono ben immaginare, l'alcol scorse a fiumi, ma anche altri passatempi per niente ortodossi occuparono il tempo della band, specialmente le sere.

Uno di questi fu la pirotecnia, nella quale l'allora tastierista Perry Bamonte fu maestro di cerimonie, lanciando razzetti giorno e notte, alcuni anche autocostruiti. "Durante la permanenza alla villa - dichiarò - ho costruito razzi riciclabili; all'inizio ho utilizzato quelli già pronti, poi ne ho realizzati di miei progettandoli sempre più grandi. I lanci notturni erano i più divertenti: avevo installato nelle ogive delle luci che illuminavano i paracadute mentre il razzo scendeva giù. Okay, sono uno svitato, ma è stato tutto molto divertente."
Le fiamme non servirono solo per i razzi: in quei giorni presso la villa girava così tanto alcol che Smith e soci poterono permettersi di illuminare le allegre serate facendo gli sputafuoco.

Il soffitto dell'atrio della villa era decorato con un enorme trompe l'oeil rappresentante i paladini della Virgin: Boy George, Mike Oldfield, Bono, Jim Kerr e Phil Collins. Anche in questo caso Perry Bamonte non seppe tenere a bada il suo estro creativo e coprì la chioma fluente di Phil Collins con una bella pelata, più consona all'aspetto che aveva il leader dei Genesis già nei primi anni '90.

Non è documentata la reazione di Richard Branson al burrascoso passaggio dei Cure, ma nel 1995 lo studio fu chiuso dalla EMI dopo aver acquisito la Virgin, ed è ora in vendita per 5.75 milioni di sterline.


01 aprile 2019

"Everyday Chemistry", l'album dei Beatles proveniente da una dimensione parallela

Nel 2009 una notizia potenzialmente sconvolgente attraversò Internet: l'esistenza di un nuovo album dei Beatles, proveniente da un universo parallelo in cui non si erano mai sciolti!

La storia: un utente della Rete che si firma "James Richards"* aprì un sito per comunicare al mondo di aver viaggiato in un'altra dimensione, nella quale i Beatles stanno ancora assieme, e di aver preso lì l'audiocassetta di un album intitolato "Everyday Chemistry". Il sito contiene la storia di questo viaggio ultradimensionale e le tracce dell'album da scaricare.

Il racconto è il seguente: il 9 settembre 2009 James sta guidando l'auto in una località desertica della California chiamata Del Puerto Canyon, con a bordo solo il suo cane. L'uomo ferma la macchina a bordo strada per consentire all'animale di fare i suoi bisogni, quando questo comincia a correre dietro ad un coniglio, allontanandosi di parecchio. James decide di rincorrere il cane per riportarlo alla macchina, ma inciampa, cade e perde conoscenza. Si risveglia in un letto all'interno di un edificio, ove un uomo di nome Jonas gli spiega di averlo trovato privo di sensi durante uno dei suoi viaggi nelle dimensioni parallele, e di averlo portato nel suo mondo per soccorrerlo. James si fa quindi raccontare di più sulla dimensione in cui si trova e sui viaggi in mondi paralleli. Dopo un po' l'argomento scivola sulla musica, e da qui ai Beatles. Jonas dice che lì il quartetto è ancora in attività, e mostra a James quattro audiocassette, duplicate in casa, di altrettanti album recenti dei Beatles. In un momento di distrazione del suo salvatore, James infila in tasca una di queste cassette, dopodiché si dichiara pronto per tornare a casa. Jonas fa posizionare il suo ospite vicino ad un macchinario, e in pochi istanti questo si ritrova di nuovo nella nostra dimensione.

Le 11 tracce che compongono l'album hanno si intitolano Four Guys, Talking to Myself, Anybody Else, Sick To Death, Jenn, I'm Just Sitting Here, Soldier Boy, Over The Ocean, Days Like These, Saturday Night e Mr Gator's Swamp Jamboree, e oltre che sul sito ufficiale di James Richards "The Beatles never broke up" (www.thebeatlesneverbrokeup.com) si possono trovare anche su YouTube.

Il trucco emerge al primo ascolto: la traccia di apertura dell'album è un mash up delle riconoscibilissime "Band on the Run" di Paul McCartney e "When We Was Fab" di George Harrison, con degli interventi minori tratti da "I'm Moving On" di John Lennon e "Vertical Man" di Ringo Starr. Anche le altre canzoni dell'album sono solo mash up di pezzi tratti dalla carriera solista dei quattro baronetti.
Sebbene non sempre tecnicamente ben fatto, l'effetto è decisamente straniante ed interessante: alcune canzoni dei quattro solisti si integrano molto bene con quelle dei loro ex compagni.
Se siete super-fans dei Beatles merita un ascolto!


*Nota: "James" è il primo nome di Paul McCartney, mentre "Richard" è il vero nome di Ringo Starr.


25 marzo 2019

Il funerale della disco

Di molti generi musicali possiamo fissare la nascita; della disco music possiamo persino indicare la data di morte: il 12 luglio 1979. Cominciamo questa interessante storia dall'inizio.

La disco è un genere musicale nato dall'unione tra funk, soul, musica latina e psichedelica, con elementi di swing e musica afroamericana, nei club di New York e Filadelfia tra la fine degli anni '60 e l'inizio dei '70. Nel febbraio 1970 il deejay David Mancuso aprì il primo club destinato esclusivamente a questo genere, il "The Loft" a New York. Il primo articolo sulla disco fu scritto nel settembre del 1973 da Vince Aletti per la rivista Rolling Stone, mentre nel 1974 la radio WPIX-FM di New York mandò in onda il primo programma radiofonico dedicato a questo genere.

Superati questi esordi, in breve tempo la disco divenne molto famosa, e passò dai club alle radio e alle case. Questo aumento di popolarità portò però ad un drastico impoverimento del genere. Molti artisti che fino a quel momento si erano dedicati ad altri sounds si diedero alla disco (ad esempio i Rolling Stones, David Bowie, Rod Stewart, i Blondie) contaminandola e rendendola più "sporca". Di molte canzoni già edite venne realizzata una versione disco, facendo diventare il genere un calderone variegato in cui trovava spazio di tutto.

Da musica per club la disco diventò un genere per casalinghe e bambini. Alla fine degli anni '70 persino le sigle dei cartoni animati erano in stile disco music (anche in Italia: ricordate quella di "Anna dai capelli rossi"?) Nel 1976 uscì sul mercato addirittura un singolo intitolato "Disco Duck" (dei  Rick Dees and His Cast of Idiots) che suonava come se fosse cantato da un'anatra. Si arrivò al punto che i Village People - nati nel 1977 come parodia di un gruppo disco - vennero considerati, e lo sono ancora oggi, emblema di quel genere musicale.
Ormai la misura era colma: la disco era diventata uno schifo.

Nel 1979 i DJ Steve Dahl e Garry Meier organizzarono un evento intitolato "Disco Demolition Night": invitarono tutti i possessori di dischi e altri cimeli dance a portarli presso lo stadio Comiskey Park di Chicago per farli esplodere. La manifestazione si svolse il 12 luglio e degenerò rapidamente: la folla si riversò sul campo, si mise a sradicare i sedili e il tappeto erboso, infine appiccò roghi causando ingenti danni alla struttura. Solo l'intervento della polizia riportò la calma. Quella settimana nella top 10 statunitense c'erano ben 6 brani disco; due mesi dopo nemmeno uno.

La "Disco Demolition Night" fu certamente la punta estrema di una nuova tendenza musicale che avrebbe portato comunque alla fine della disco. Nuovi generi in quel periodo scalpitavano per prenderne il posto in classifica. La dance finì principalmente a seguito della nascita del rap e del ritorno del rock e del country negli Stati Uniti, e del sorgere del punk in Europa.
Un genere musicale però non muore da un momento all'altro, anche nei primi anni '80 si poteva udire qualche sonorità disco nei singoli in uscita, infilate nei brani di uno stile che avrebbe segnato indiscutibilmente quel decennio: era cominciata l'era del pop.

18 marzo 2019

Messaggi subliminali nelle canzoni dei Beatles

È vero che nelle canzoni dei Beatles si trovino dei messaggi nascosti, inneggianti alla droga o addirittura satanici, oppure udibili solo ascoltando i dischi alla rovescia? Vediamolo assieme!

Spesso gli ascoltatori hanno ravvisato dei messaggi nascosti all'interno delle canzoni del quartetto di Liverpool; la maggior parte di questi si riscontrerebbe sentendo i loro brani alla rovescia e si riferirebbero alla presunta morte di Paul McCartney, oppure esalterebbero l'uso di stupefacenti.

Il più famoso è il caso della canzone "Lucy in the sky with diamonds" che subliminalmente inviterebbe all'uso dell'acido lisergico, visto che il titolo contiene le lettere L, S e D.
Innanzitutto l'acronimo del titolo non è "L. S. D." bensì "L. I. T. S. W. D", scegliendo solo le lettere che si vuole si può ottenere qualsiasi risultato si desideri. Con tale procedimento anche il brano "Tanti auguri a te" potrebbe diventare un inno satanico. Inoltre l'origine del testo è ben documentata e non ha nulla a che vedere con le droghe: la canzone prende il titolo da un disegno che Julian Lennon, primogenito di John, fece all'asilo. E poi i Beatles dedicarono esplicitamente dei brani alle droghe, ad esempio "Tomorrow never knows", "Got to get to in to my life" e "Day tripper", pertanto non avevano bisogno di nascondere un'allusione in un titolo.

C'è chi sostiene che al termine della canzone "Strawberry Fields Forever" John Lennon dica "I buried Paul" ("Io ho sepolto Paul"). I teorici del "P. I. D.", la leggenda metropolitana sulla morte di McCartney, la ritengono una prova della loro teoria. In realtà è documentato come Lennon dica "cranberry sauce". Nella versione ripulita del brano, pubblicata su "Anthology 2" nel 1995, queste parole sono ancora più comprensibili.

I Beatles furono tra i primi ad inserire delle chitarre registrate al contrario nei loro pezzi, si veda ad esempio "Norweegian Wood" o "Tomorrow never knows". Forse fu questo a portare alcuni fan ad ascoltare le canzoni del quartetto all'indietro, e ad individuare dei presunti messaggi udibili solo facendo girare i dischi in senso opposto a quello di ascolto.
Uno di questi casi è quello della canzone "Revolution 9", che inizia ripetendo le parole "Number 9", che ascoltate al contrario risulterebbero "Turn on me dead man" ("eccitami uomo morto"), e anche queste sarebbero da riferire alla presunta morte di Paul McCartney. In realtà "number nine" al contrario risulta "nian rebman", e comunque non c'è motivo per cui una persona ricordi un amico scomparso con le parole "eccitami uomo morto". Sempre la stessa canzone, secondo alcuni, potrebbe essere interamente ascoltabile dall'inizio alla fine o anche al contrario, ricavandone messaggi nascosti. Ora, "Revolution 9" è un brano composto mettendo assieme suoni e frasi sconnesse difficilmente comprensibili, che non compongono nessun pensiero logico. Su Internet si trovano diverse trascrizioni del testo della canzone, e persino le presunte "sbobinature" dell'audio al contrario, ma anche queste risultano essere frasi senza senso.
Molti dischi del quartetto sono stati analizzati facendoli girare in senso opposto a quello di ascolto, ricavandone presunti messaggi. Nessuno di questi è però mai risultato chiaro, si tratta solo di suggestione; si trova quello che si vuole trovare, insomma. La cosa era facilitata da un motivo molto pratico, ovvero la possibilità di ascoltare i 33 giri al contrario; oggi con i cd e gli mp3 a nessuno verrebbe mai in mente.