05 febbraio 2006

Gurù



È una domenica pomeriggio, quando Davide arriva a casa dei nonni. I due anziani abitano in un paesino nella Val di Fumo, così chiamata per la sua nebbia persistente anche d’estate. A scuola Davide ha preso il debito in matematica, e pertanto i suoi genitori lo hanno mandato lì per passare una settimana e poter studiare in tranquillità.
Il nonno lo accoglie sulla porta: "Benvenuto Davide, entra e accomodati."
"Ciao nonno, ciao nonna. Come state?"
"Bene, bene e tu? Hai fatto un buon viaggio?"
"Sì grazie."
Il nonno prosegue: "E' proprio una coincidenza fortunata che tu sia arrivato oggi che c'è la sagra di San Firmino, così stasera alla festa potrai conoscere tanti tuoi coetanei e passare le vacanze con loro invece che con noi, che siamo vecchi e noiosi."
"Ma dai, nonno. Lo sai che con voi non mi stufo mai!"

I nonni insistono, e d’altronde Davide è stanco per il viaggio e non ha voglia di studiare. Decide pertanto di andare in paese, alla sagra. Quella sera il ragazzo arriva al tendone sotto il quale c'è la festa e vede che vi sono molte persone, tra le quali tanti giovani. Mentre è lì che beve una bibita, Davide osserva che tutti i ragazzi hanno delle scritte sul volto e sulle braccia, quindi ferma uno di loro e gli chiede: "Scusa… perché avete tutti queste scritte?"
Quello gli risponde: "Tu non sei di qui, vero? Da noi a San Firmino, per tradizione, ognuno deve fare la sua firma sugli amici. Come ti chiami?"
"Davide."
Il ragazzo, rivolto agli amici, grida: "Hey, qui c'è Davide che non ha neanche una firma!"
Tutti i ragazzi circondano Davide, e lo riempiono di autografi. Anche lui si diverte a mettere la sua firma su di loro.

La mattina seguente Davide, ancora pieno di scritte sul corpo, si alza e il nonno gli chiede, ridendo: "Allora, hai fatto amicizie ieri sera?"
"Così tante che ora devo farmi il bagno!"
Dopo essersi lavato e aver fatto colazione, Davide vede che ormai è tardi, quasi ora di pranzo. È inutile mettersi a studiare, e decide quindi di uscire a farsi un giro.
Una volta fuori dalla porta, sta per incamminarsi verso il paese, quando pensa: “Lì ci sono già stato, vediamo dove porta la strada dall’altra parte.” Scopre così che questa si dirige verso la periferia agricola e le campagne. Proseguendo nel percorso, la strada si riduce sempre più, fino a diventare un sentiero, che si allunga in mezzo ai campi coltivati.
Ad un certo punto Davide si ferma lungo un sentiero che costeggia un piccolo campo di grano, e pensa: "Che bel paesaggio, e che quiete c'è qui. Quasi quasi vado in mezzo a quella distesa dorata e mi siedo." Davide entra nel campo, vi si siede e rimane qualche minuto a guardarsi intorno. Ad un certo punto sente dei passi che si avvicinano; si alza in piedi e si ritrova faccia a faccia con una ragazza. Lei è molto bella, ha i capelli e gli occhi neri, è vestita di da contadina e tiene un fascio di grano in braccio. Lui le dice: "Scusa se sono entrato nel tuo campo, volevo solo riposarmi un po'."
"Va bene, non ti preoccupare."
"Tu non c'eri ieri sera alla festa, vero?"
"No, non c'ero. Sono anni che non ci vado più."
"Perché?"
"Non mi piace stare in mezzo alla gente, preferisco rimanere qui sola, a casa mia."
"Oddio scusa, non mi sono neanche presentato. Io sono Davide."
"E io Gurù."
"Gurù?"
"Sì. E' un nome un po' strano, ma d'altronde quale nome è normale?"
"Hai ragione… Ascolta, ma perché una ragazza carina e simpatica come te se ne sta qui a casa sua, in mezzo alla campagna e isolata anche dal paese?"
"E' una vecchia storia, e non starò certo qui a raccontarla al primo ‘simpatico’ che passa!"
"A quanto sento però la compagnia la gradisci. Peccato che ora devo proprio tornare a casa. Ti va bene se torno questo pomeriggio?"
"Anche se ti dicessi di no, tu ci verresti lo stesso, giusto?"
"Ti trovo sempre qui?"
"Sì."

Davide torna a casa dai nonni e, mentre pranzano, racconta loro: "Mentre ero fuori a farmi un giro, ho conosciuto una strana ragazza che vive da sola in una casa in mezzo alla campagna. Si chiama Gurù."
La nonna esclama: "Gurù!" con aria spaventata.
Il nonno, teso anche lui, prosegue: "Ascolta Davide… capisco che può sembrarti una cosa strana, ma non devi frequentare quella ragazza."
"Perché, nonno?"
"Non ti posso spiegare il perché, è una storia troppo lunga, ma sappi che devi stare lontano da quella ragazza."
Davide risponde: "Va bene." ma poi pensa: "Come mai i nonni avranno reagito così quando gli ho nominato Gurù? ‘E' una storia troppo vecchia e lunga’ hanno detto sia lei sia il nonno... Io vorrei dargli ascolto, ma ho promesso a Gurù che sarei passato questo pomeriggio, e poi è così carina e simpatica, cosa può esserci di male?!"

Quel pomeriggio Davide avvisa i nonni che si reca in paese, e invece va da Gurù. Così fa anche il giorno dopo e quelli seguenti ancora, perché si sente attratto da lei. I due passano le giornate felicemente assieme, sedendo in campagna e parlando, fino a sabato mattina, quando lui le dice: "Gurù, io mi sono innamorato di te."
Gurù si alza in piedi di scatto e dice: "No... non va bene."
"Perché non va bene? Se il problema è che tu non mi ami, dimmelo."
"No… il male è proprio che ti amo anch'io."
"E allora dove sta il problema? Gurù, io sono seriamente innamorato di te, e ti amo con tutto il cuore."
"No Davide, io e te non ci possiamo mettere assieme... per via di una vecchia storia."
"Gurù, io sono disposto ad affrontare qualsiasi ostacolo pur di stare con te."
"Ho paura di farlo, ma ti spiegherò la situazione. Io ho un problema... un grosso problema fisico. Tutti i ragazzi con cui sono stata e che mi amavano, quando hanno visto il mio difetto sono fuggiti; è per questo che voglio essere cauta con te. Rifletti: sei davvero innamorato di me a un punto tale da poter ignorare questo problema, che ha fatto spaventare e fuggire altri? Vai a casa e riflettici con calma; se deciderai che vuoi comunque metterti assieme a me torna questo pomeriggio, altrimenti non venire mai più a cercarmi."

Davide corre a casa piangendo. Si rinchiude nella sua stanza e riflette, riflette a lungo. Si interroga più e più volte sul problema di Gurù, e su quale sia la scelta migliore. Infine prende la decisione, e torna dalla ragazza.
"Sei ritornato. Va bene, allora ti farò conoscere la mia storia."
Gurù conduce Davide a casa sua. Il ragazzo vede che davanti all'abitazione vi sono due tumuli di terra con due croci in legno malmesse, e domanda stupito: "Di chi sono quelle tombe?"
I due si avvicinano ai tumuli e Gurù risponde: "Sono dei miei genitori; morti qualche tempo fa. Prima è morta mia madre e un paio di giorni dopo mio padre si è ucciso perché non sopportava più il dolore. Li ho dovuti seppellire con le mie mani, ed è da allora che vivo da sola."
Davide nota che anche la madre della ragazza si chiamava Gurù.

"Vieni, ora entriamo nell’appartamento."
La casa è una vecchia abitazione contadina, ben tenuta ma che comunque sembra essere lì immutata da secoli.
Gurù porta Davide in camera sua e si mette di fronte a lui; senza dire una parola si spoglia e resta lì nuda.
La ragazza ha un corpo perfetto… ma ha i piedi da capra e Davide rimane impietrito. Lei gli dice: "Ecco qual è il mio difetto, e deriva da un'antica maledizione. Durante il medioevo un gruppo di streghe chiese a una mia antenata di entrare nel loro gruppo; lei rifiutò e loro per punirla le lanciarono contro questa maledizione: lei e tutte le sue discendenti avrebbero avuto i piedi da capra. Fu da quel momento che cominciarono a chiamarla Gurù, e il nome passò di generazione in generazione assieme al maleficio. Posso diventare come le ragazze normali solo una volta nella vita, trapassandomi i piedi con un pugnale, ma entro un'ora devo richiudere la ferita per non morire dissanguata, e sigillandola i miei piedi ritorneranno a essere quelli di una capra, per sempre."
La ragazza si avvicina a Davide e gli domanda: "Allora, mi ami ancora e sei disposto ad accettarmi così come sono, o ti disgusto e hai intenzione di fuggire, come tutti gli altri?"
Davide le guarda i piedi e non risponde, le guarda i piedi e non risponde, e infine la fissa negli occhi e le dice: "Sì, ti amo ancora e voglio passare tutta la vita con te."
"Davide, sei l'unico ragazzo che mi abbia mai amato così tanto, e anch'io ti amo alla follia… Voglio che quel momento sia ora!"
Senza che Davide realizzi cosa succeda o riesca a intervenire, Gurù apre rapidamente il cassetto di un mobile antico, e ne estrae un pugnale con la lama a sezione triangolare. Urlando per il dolore, con quello trapassa di colpo i suoi piedi, che diventano quelli di una ragazza normale. Poi bacia Davide e lo spoglia lentamente. I due ragazzi fanno l'amore.

In quei momenti il tempo passa in fretta, e Davide si addormenta con un'espressione beata sul volto, mentre Gurù piange, piange in silenzio. Di colpo Davide si sveglia, guarda l'orologio appoggiato sul comodino ed esclama: "Presto Gurù, l'ora è finita, devi fasciarti i piedi o morirai!"
Gurù, con le lacrime agli occhi, risponde: "Ascolta Davide, io ho riflettuto a lungo e ho capito che non voglio vivere una vita di sofferenza, rimpiangendo questo breve periodo di felicità e poi morire pazza come mia madre. Voglio spegnermi in questo momento, con ancora addosso la gioia di quest'ora, passata con l'unico uomo che mi abbia mai amato veramente. Addio Davide, ricordati di me."
Dopo aver detto questo, Gurù spira tra le braccia di Davide.


FINE

4 commenti:

Tommy ha detto...

"Gurù" è un racconto che ho scritto alcuni anni fa, mentre studiavo per la maturità. La protagonista prende il nome da un romanzo di Tommaso Landolfi, "La pietra lunare", che si trovava sul mio libro d'Italiano.
Il racconto è nato quando mi sono posto la domanda: cosa succederebbe se una strega medioevale fosse viva ai giorni nostri?

La tradizione di San Firmino esiste veramente.

Una sera durante una festa ho raccontato questa storia spacciandola per vera.

Davide ha detto...

Tristezz........

P.S.: se continui così ti chiedo i diritti d'autore per l'utilizzo del nome! ;) :D

Tommy ha detto...

Eh sì, la storia è triste. Comunque non ti preoccupare, prima o poi torneranno anche storie allegre.

Inoltre volevo segnalare che oggi questo blog ha ufficialmente raggiunto la cifra tonda di 1000 visitatori!
Ne sono orgoglioso. :)

Anonimo ha detto...

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