La fama, si sa, a volte segue percorsi tortuosi: il caso di Tommy Wiseau e il suo "The Room"
"The Room" è un bruttissimo film indipendente del 2003, che ha consegnato indelebile alla posterità il nome di Tommy Wiseau. Nell'opera più famosa di Mary Shelley il dottor Frankenstein infonde la vita nella creatura, per poi realizzare di essere lui il "mostro" che ha costretto un essere umano fatto di cadaveri a vivere da reietto. Allo stesso modo Wiseau è un moderno Victor Frankenstein che ha dato vita a "The Room" scrivendone il soggetto, interpretando il ruolo principale, occupandosi della regia e anche della produzione. E sì: Tommy Wiseau è il "mostro" che ha costretto quel film malnato a rapportarsi per sempre con la cinematografia mondiale, raffronto dal quale esce - inevitabilmente - deriso, perdente e reietto.
Il film debutta a Los Angeles il 27 giugno del 2003, rivelandosi un disastro totale sia di pubblico sia di critica. Viene descritto come una delle peggiori pellicole mai fatte, addirittura definito "il Quarto Potere dei film brutti" da Clark Collis di Entertainment Weekly. La voce di una tale catastrofe comincia a girare e molte persone si dichiarano interessate a vedere "The Room", al punto che le sale organizzano delle proiezioni a tarda ora per mostrare la pellicola al pubblico amante del cinema di serie B. Ne nasce un culto per il film e il suo creatore che dura tutt'oggi, anche se a distanza di più di vent'anni "The Room" non è ancora riuscito a incassare l'intera cifra spesa.
Cos'ha di così orribile "The Room"? La ragione del suo flop ha un nome preciso. E anche un cognome preciso. E avrete già capito che si tratta di quello di Tommy Wiseau. Ogni singolo elemento che sia partito da lui è inevitabilmente fatto male. Brutta la sceneggiatura che non va da nessuna parte, pessime le scelte registiche e ridicola la sua recitazione. Gli altri attori, per quanto semi esordienti, non sono poi male. Fosse stata tutta da buttare, forse la pellicola sarebbe stata considerata alla stregua di tanti prodotti amatoriali insulsi. Il fatto che i difetti del film scaturiscano tutti da Wiseau, invece, ne ha determinato un inedito status di cult.
Vent'anni fa, forse, avrei concluso l'articolo al paragrafo precedente, dopo aver sfogato tutto il mio cinismo; oggi sento di dover aggiungere un disclaimer. Probabilmente Tommy Wiseau ha un disturbo del neurosviluppo, rientra nello spettro autistico o qualcosa di simile, pertanto prendersela eccessivamente con lui è sbagliato. A tutti noi è capitato di fare una cosa che pensavamo positiva, e invece ci siamo trovati di fronte a reazioni di sdegno: nessuno può essere colpevolizzato per questo. Finché ci si limita a un giudizio scherzoso sul film va bene, invito però tutti a non esagerare con le critiche alla persona vera che vi sta dietro. E, in fondo, Tommy Wiseau ci sta anche simpatico, perché non ha fatto del male a nessuno ed è riuscito a realizzare il suo sogno.
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