Un documentario atipico, nella pur già eterogenea filmografia del regista tedesco.
A tale of death. A tale of life. Questo è il sottotitolo che Werner Herzog ha voluto assegnare al suo film Into the Abyss incentrato sulla pena di morte. Un documentario atipico, nella pur già eterogenea filmografia del regista tedesco.
Texas, 2010. Werner Herzog si reca in un carcere di massima sicurezza per intervistare due ragazzi, Michael Perry e Jason Burkett, condannati per aver commesso un triplice omicidio a Conroe, negli Stati Uniti, nel 2001. Il documentario prosegue intervistando altre persone coinvolte nella vicenda a diverso titolo, come parenti e conoscenti dei carnefici e delle vittime, un agente di polizia che ha lavorato al caso, il cappellano del carcere e un ex operatore nella camera della morte. Il risultato è una fotografia cruda della pena capitale, e della società che la produce. Il giudizio negativo di Herzog sulla pena di morte è comprensibile dallo spettatore, sebbene non espresso direttamente.
Il carcere è pulito e bene organizzato, e i detenuti (anche quelli che hanno commesso i reati peggiori) hanno diritto ai colloqui con il regista e le altre persone che possono venire a trovarli. Ogni movimento dei carcerati è controllato dalle guardie, in un lavoro di precisione e di rigore. Questo stride con la vita all’esterno, fatta di una povertà economica e intellettiva non percepita nella sua gravità. Una società nella quale è normale vi siano famiglie numerose in cui tutti i maschi siano, o siano stati più volte, in carcere. In cui non è strano che un ragazzo sia contemporaneamente fratello e nipote di una donna. In cui le persone non hanno i soldi per pagare l’affitto e il cibo, ma li trovano per acquistare una pistola. In cui a due adolescenti sembra normale uccidere due coetanei e un’adulta per rubar loro due auto usate con cui pavoneggiarsi al bar. Appare così chiaro che la pena di morte viene mantenuta non per il continuo ripetersi di crimini atroci, ma perché è diretta figlia di quella cultura, e finché quella società non cambierà la condanna capitale non sarà mai abrogata.
Il documentario di Herzog è il primo a mostrarci questo drammatico rovescio della medaglia. Siamo tutti capaci di immaginarci il mostro, il pazzo, l’assassino della grande città; Into the Abyss ci mostra invece come il condannato medio sia solo un ragazzino come un altro, integrato e degno rappresentante della società in cui è cresciuto.
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