Una pellicola che, dietro la buffa metafora dei fagioli, ci mostra la nostra società.
“Babfilm” è una pellicola di animazione ungherese del 1975 del regista Ottó Foky. Il film è realizzato in stop motion con animazione a passo uno, e i suoi protagonisti sono dei fagioli.
Una curiosa astronave che viaggia in un universo fatto di cibo giunge in vista di un pianeta biscotto con una luna cornetto. Il mezzo si ferma ad osservare la vita sul pianeta, abitato da fagioli che hanno creato una civiltà specchio di quella umana. Assistiamo così a scene di vita cittadina, di campagna, un sermone in una chiesa, una partita di calcio, una gita al lago, operai in una fabbrica e altro ancora. Non tutto andrà a finire bene.
“Babfilm” è una pellicola che, dietro la metafora dei fagioli, ci mostra la nostra società, e in particolare quella in cui il film è stato concepito, cioè la dittatura sovietica. Se le prime scene possono indurre lo spettatore al riso, come se ci si trovasse di fronte ad un prodotto per bambini, lentamente la pellicola ci mostra gli orrori della nostra società: un operaio muore cadendo da una costruzione edile, la gente manifesta in piazza ma il potere - tramite la polizia – fa disperdere la folla da un seltzer. Alla fine la dittatura lancerà un missile contro l’astronave, ponendo termine al film e forse a una vita migliore per i protagonisti.
L’animazione, più che il film dal vivo, è il terreno su cui i registi coevi a Foky facevano capire il loro punto di vista sulla società. “Babfilm” non è un’eccezione da questo punto di vista, ma si distingue dalle altre produzioni perché l’uso di personaggi non antropomorfi consente al regista di essere maggiormente diretto, e se si vuole violento, nell’esprimere il suo giudizio critico.
“Babfilm” è una pellicola che merita di essere vista sia dagli appassionati di animazione, sia da un punto di vista storico per ammirare il coraggio del regista nel denunciare la dittatura in cui viveva.
Leggi anche:
Into the Abyss: il pensiero di Werner Herzog sulla pena di morte
I primi quattro minuti di “Un uomo da marciapiede” sono un capolavoro
"Depeche Mode: M" un concerto straordinario affidato a una regia non sempre all'altezza

Nessun commento:
Posta un commento